Jurassic Park, ovvero perché Steven Spielberg non è un uomo rancoroso

Scritto da il 7 Giugno 2020

Steven Spielberg non è uno che se le segna.

Nel 1983, infatti, il suo E.T – L’extra-terrestre si era lasciato surclassare dal Gandhi di Richard Attenborough.

Eppure, scritturò Attenborough come attore per il suo film del 1993 Jurassic Park.

E non in un ruolo qualsiasi: nei panni dell’inconsapevolmente malvagio John Hammond, imprenditore visionario che costruisce un parco divertimenti con dinosauri veri, resuscitati grazie al DNA imprigionato all’interno di zanzare preistoriche, a loro volta rimaste imprigionate nell’ambra.

La storia proviene dalla fantasia dell’autore best-seller Michael Crichton (scrittore, autore tv, sceneggiatore), che solo tre anni prima, nel 1990, aveva pubblicato il libro omonimo.

Crichton era molto critico nei confronti della scienza non governata dall’etica, in particolare modo, come si evince dal libro, dalle aberrazioni della manipolazione genetica. Non per niente, il personaggio che rispecchia Michael Crichton, il suo alter-ego nel libro e nel film, è proprio Ian Malcom, il matematico pop che difende strenuamente la teoria del caos e l’imprevedibilità dei sistemi complessi.

Comunque, Spielberg era a sua volta un grande appassionato di dinosauri, in particolare di Triceratopi: eccolo felice in una foto con uno del film.

Per quanto affascinante e credibile, la clonazione dei dinosauri non è mai riuscita ad alcuno scienziato.

E chi ha visto il film o ha letto il libro aggiungerà sicuramente: per fortuna!


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