Quando si parla degli anni ’80, è impossibile non evocare l’immagine ultraglam dei Duran Duran che sono stati un grande fenomeno culturale, ponte tra la musica, la moda e l’arte che ha trasformato il pop in un’esperienza multisensoriale.
Nati a Birmingham nel 1978, in una Gran Bretagna ancora grigia e post-industriale, i Duran Duran hanno saputo guardare oltre il fumo delle fabbriche per abbracciare il glamour, la tecnologia, l’edonismo.
Il nome della band non è frutto di una fantasia casuale, ma un omaggio al cinema: deriva infatti dal personaggio del “Dottor Durand Durand”, scienziato pazzo interpretato da Milo O’Shea nel film di fantascienza del 1968 Barbarella, diretto da Roger Vadim e interpretato da Jane Fonda.
I membri della band erano affascinati dall’estetica futuristica e psichedelica della pellicola e, a distanza di molti decenni dal loro debutto, la loro evoluzione dimostra che dietro quei video patinati c’è sempre stata una sostanza musicale straordinaria.
Tutto ebbe inizio nel club Rum Runner di Birmingham, dove Nick Rhodes (tastiere) e John Taylor (basso) iniziarono a sognare una band che mescolasse punk, il ritmo della disco di Nile Rodgers e il fascino artistico di David Bowie e dei Roxy Music.
Dopo vari cambi di formazione, il mosaico si completò con l’arrivo di Roger Taylor alla batteria, Andy Taylor alla chitarra e, infine, con Simon Le Bon alla voce, che si presentò alle audizioni indossando un paio di pantaloni di pelle rosa leopardati.
I “Fab Five” (così soprannominati dalla stampa per similitudine con i quattro Beatles) divennero rapidamente i paladini del movimento New Romantic.
Il loro omonimo album di debutto del 1981, con la hit Planet Earth, scosse le classifiche, ma fu con il secondo LP, Rio (1982), che il gruppo divenne un fenomeno globale.
I membri dela band furono tra i primi a comprendere la potenza distruttiva e costruttiva del video musicale: in una MTV appena nata, la band investì budget cinematografici per girare clip in luoghi esotici come lo Sri Lanka o Antigua.
Sebbene oggi i loro video sembrino eleganti clip di moda, all’epoca alcuni furono considerati scandalosi.
Quello originale di Girls on Film (1981), diretto da Godley & Creme, fu bandito dalla BBC e pesantemente tagliato da MTV nella sua versione originale “notturna”, poiché conteneva scene di lotta nel fango tra modelle in topless e altri riferimenti erotici espliciti.
La band voleva che il video venisse proiettato nei club più d’avanguardia, ma finì per creare un caso mediatico che, paradossalmente, accelerò la loro ascesa verso la fama mondiale grazie al potere del “proibito”, eppure erano talmente celebri che avevano una fan d’eccezione: Lady Diana Spencer.
La Principessa del Galles dichiarò pubblicamente che erano il suo gruppo preferito, il che contribuì enormemente a renderli un simbolo nazionale britannico.
Nonostante la loro immagine trasgressiva e modaiola, il “patrocinio reale” conferì loro un’aura di eleganza istituzionale, sebbene Simon Le Bon abbia ammesso anni dopo che incontrare la Principessa sarebbe sempre stato un momento di estrema tensione nervosa per dei ragazzi partiti dai club di Birmingham.
Canzoni come Hungry Like the Wolf, Save a Prayer e Rio erano film in miniatura che proiettavano immagini di lusso, avventura e mistero, strategia che li rese superstar negli Stati Uniti, scatenando una “Seconda Invasione Britannica”, dopo quella Beatlesiana.
La loro musica, miscela sofisticata di funk, rock e synth-pop, divenne la colonna sonora di una generazione e album come Seven and the Ragged Tiger, o singoli come The Reflex e A View to a Kill (scritto per il film di James Bond) li portarono sulla vetta del mondo, culminando nella memorabile esibizione al Live Aid nel 1985.
Come ogni parabola rock, anche quella dei Duran Duran conobbe momenti di flessione.
La metà degli anni ’80 portò a progetti paralleli (Arcadia e The Power Station) e all’abbandono temporaneo di Roger e Andy Taylor.
Molti critici li diedero per finiti con l’arrivo del grunge nei primi anni ’90, convinti che il loro stile patinato non avesse spazio nel mondo dominato dai Nirvana, tuttavia, nel 1993, la band spiazzò tutti con il cosiddetto The Wedding Album.
Grazie a Ordinary World o Come Undone, i Duran Duran dimostrarono una maturità compositiva profonda e fu il ritorno trionfale di un gruppo che non aveva mai smesso di credere nella forza della melodia.
Oggi, i Duran Duran godono di uno status di “leggende viventi”.
Nel 2022 sono stati inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame, un riconoscimento che sancisce il loro impatto nell’ambito musicale moderna e la loro capacità di collaborare con artisti contemporanei (da Mark Ronson a Tove Lo, fino a Nile Rodgers) dimostra una innata curiosità intellettuale.
L’ultimo lavoro, Danse Macabre (2023), mostra oggi una band matura e desiderosa di sperimentare con atmosfere dark e gothic, confermando di essere ancora un’entità artistica in movimento.





