di Beatrice Silenzi

La giusta collocazione della sgargiante camicia hawaiiana è tra la fine degli anni ’70 e la metà degli anni ’80.
Un manifesto estetico, non un souvenir da aeroporto o divisa informale da vacanza. 
Nate nelle isole Hawaii negli anni Trenta, le Aloha shirts, trovano nei primi anni ’80 una seconda giovinezza, diventando un simbolo del decennio che ha fatto dell’eccesso e della visibilità il proprio tratto distintivo.

Per comprendere il successo delle camicie bisogna guardare al contesto. È l’epoca della crescita economica, dell’edonismo reaganiano, della cultura dell’immagine e della televisione; è il decennio in cui corpo e abbigliamento diventano strumenti di affermazione sociale.
I suoi colori accesi (arancio, turchese, fucsia, verde acido) e le stampe iperboliche (palme, tramonti, onde, hibiscus) portano verso un altrove esotico, da sognare.

La consacrazione arriva grazie alla tv,  con Magnum, P.I., di Tom Selleck: baffi, Ferrari e proprio quelle camicie sgargianti. Parallelamente, anche Miami Vice, pur con uno stile più sofisticato e minimalista, contribuisce a legittimare l’uso di quei capi leggeri e tropicali nel guardaroba maschile urbano.

Le camicie hawaiane parlano un linguaggio preciso, quello dell’eccesso controllato e dietro quelle stampe si rivela uno stile fatto di contrasti.
Il tessuto – rayon o cotone – diventa una tela su cui si dipingono paradisi artificiali e natura idealizzata di una moda che cerca impatto.
E, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la camicia hawaiana non è appannaggio esclusivo dei turisti.

C’è chi la indossa con ironia, giocando con il kitsch, e chi invece la utilizza come segno distintivo di un modus rilassato e consapevole, abbinata a jeans slavati, pantaloni in lino o completi destrutturati.

Ed oggi?
A distanza di oltre quarant’anni, di tanto in tanto e in maniera rivisitata, la camicia hawaiana continua a riemergere nelle collezioni dei grandi brand e nel vintage di tendenza, ricordando che l’immagine, prima di essere strategia, è espressività.