di Beatrice Silenzi

Voce roca, sensualità non convenzionale, Guesch Patti è morta a Parigi nella notte tra il 21 e il 22 giugno, all’età di 80 anni, dopo una lunga malattia.
A darne notizia è stato il suo ufficio stampa, guidato da Sébastien d’Assigny.
Cantante, ballerina, attrice e performer, il suo nome rimarrà per sempre legata a “Étienne”, brano pubblicato nel 1987 che la trasformò in una delle figure più originali del pop internazionale.

Patricia Porrasse, nata il 16 marzo 1946 a Neuilly-sur-Seine, alle porte di Parigi, aveva respirato arte fin dall’infanzia: suo padre, Jean Porrasse, era un noto impresario teatrale e direttore artistico, mentre Bernard Blier era suo padrino.
Il nome d’arte “Guesch Patti” derivava dall’unione del soprannome ricevuto da bambina, “Guesch”, con una versione abbreviata del suo nome.
E prima ancora della musica la danza aveva segnato in modo importante il suo destino: a soli nove anni entrò all’Opéra di Parigi come “petit rat”, accedendo a una delle scuole di danza più prestigiose e selettive del mondo, dove affinò una disciplina rigorosa che avrebbe accompagnato tutta la sua carriera.

Ebbe l’opportunità di lavorare con grandi protagonisti della coreografia contemporanea come Roland Petit, Carolyn Carlson e Pina Bausch, esperienze che riuscirono a plasmare il suo modo di stare sul palco ed anche quando divenne cantante, il corpo continuò a essere parte integrante del suo linguaggio artistico: ogni esibizione era costruita come una vera performance teatrale.

Negli anni Sessanta provò ad affermarsi nel mondo della canzone  con il pianista Yves Gilbert, che sposò nel 1964 ed incisero alcuni dischi, senza ottenere particolare attenzione dal pubblico.
Per molto tempo il successo sembrò sfuggirle di mano e Patti continuò a dividersi tra danza, televisione e spettacolo, senza rinunciare alla ricerca di una propria identità artistica.
La svolta arrivò soltanto negli anni Ottanta, quando ormai pochi avrebbero scommesso su una sua affermazione nel panorama musicale.

Nel 1984 fondò il trio Dacapo, esperienza breve ma importante, preludio al debutto da solista e tre anni dopo fu la volta di “Étienne”, destinata a diventare uno dei brani simbolo degli anni Ottanta: la sua voce graffiante, unita a un testo ricco di allusioni sensuali e a un arrangiamento elegante, conquistò immediatamente il pubblico.
Il singolo vendette oltre un milione e mezzo di copie in Francia, ottenne il disco d’oro e raggiunse le classifiche di numerosi Paesi europei e, a contribuire al successo, ci fu anche il videoclip in bianco e nero, essenziale ma sofisticato, che trasformò Patti in un’icona di seduzione.

Il successo di “Étienne” avrebbe potuto spingerla verso una carriera costruita esclusivamente sulla popolarità del singolo, ma Guesch Patti scelse una strada diversa.
Con l’album “Labyrinthe”, pubblicato poco dopo, dimostrò di voler utilizzare la musica anche come strumento di riflessione sociale: le sue canzoni parlavano di prostituzione, emarginazione, dipendenze e mescolavano ricerca e provocazione.

Negli anni Novanta proseguì questo percorso con “Nomades”, un disco attraversato da temi politici e sociali, che conteneva anche una critica ai nazionalismi e alle derive autoritarie.
Pur accompagnato da una tournée internazionale, con concerti negli Stati Uniti e in Canada, il lavoro non riuscì a replicare il clamoroso successo commerciale del precedente. Lo stesso accadde con “Gobe” del 1992 e con “Blonde”, pubblicato nel 1995, album che solo negli anni successivi sarebbe stato rivalutato dalla critica grazie anche alla presenza di importanti collaborazioni con artisti del calibro di Étienne Daho, Matthieu Chédid e Françoise Hardy.

Con il progressivo allontanamento del grande mercato discografico, Patti non rinunciò però alla propria vocazione artistica, continuando a esibirsi, a recitare e a sperimentare.
Negli anni Duemila pubblicò “Dernières nouvelles”, il suo ultimo album in studio: un lavoro profondamente introspettivo,  con atmosfere malinconiche, lontano dalle logiche commerciali, ma coerente con il percorso di una donna che aveva sempre privilegiato la libertà creativa rispetto alle mode del momento.

Con la scomparsa di Guesch Patti se ne va una figura difficilmente classificabile. Una cantante di un grande successo internazionale ed anche un’artista capace di fare della contaminazione tra musica, danza, teatro e immagine la propria cifra stilistica.