Chiudi gli occhi torna con la mente alla fine dell’estate degli anni ’80, giorni lontani il cui ricordo si perde.
La nostalgia non è solo fatta di canzoni, vecchi amici e buon cibo; è fatta di gusti, di colori e di stuzzicanti piacevolezze!
Servito nel cono o in una fragrante cialda croccante o ancora in un enorme bicchiere, magari affogato nel caffè o nello sciroppo di amarene, il gelato negli anni ’80 era un’esperienza.
Entrare in gelateria significava trovarsi davanti a una tavolozza di colori fluo ed elettrici.
Il re indiscusso, il simbolo pop di quel periodo, era senza dubbio il Pistacchio verde brillante che non aveva nulla a che fare con la tonalità naturale del frutto siciliano.
Ma se il pistacchio era il classico, il vero fenomeno sociale è stato il gusto Puffo.
Blu.
Di un blu cobalto che tingeva la lingua e le labbra per ore e che non aveva un’identità precisa: sapeva di latte, ma anche di vaniglia, o forse aveva un lontano accenno di anice, ma anche di gomma da masticare… poco importava.
C’erano poi i gusti “da adulti” che accompagnavano le passeggiate serali: la Zuppa Inglese, la Macedonia, la Liquirizia, intensa e scura, che veniva spesso abbinata con audacia a basi cioccolatose, nel richiamo sofisticato dell’After Eight.
Senza contare un altro assurdo abbinamento di cioccolato e limone!!
E se la gelateria era convivialità, i prodotti confezionati al freezer del bar non erano da meno.
Qui, il marketing giocava con i bambini: Piedone era lo storico gelato alla fragola gigante; la Pantera Rosa o il Dottor Strabik, vantavano due enormi chewing gum al posto degli occhi; e il Cornetto? Si mangia ancora oggi!
Infine ghiaccioli… fragola e menta.
Dopo quarant’anni, il mondo del gelato è cambiato radicalmente: si è passati alla riscoperta delle materie prime, alla filiera corta, ai “senza coloranti” e al pistacchio dal colore vero!
Oggi assaporiamo i gusti seguendo una evoluzione sana, certo, ma nel percorso si è forse perso quel pizzico di follia che rendeva l’estate degli anni ’80 intensa e giovane!





