Innamorato pazzo esce nelle sale nel 1981, diretto dal duo Castellano e Pipolo. Una commedia romantica e la definitiva consacrazione del sodalizio artistico Celentano-Muti, una coppia che, per alchimia e contrasto estetico, era oltremodo popolare.
La struttura narrativa del film è una fiaba.
La storia ricalca, in chiave ironica il canovaccio di Vacanze romane: la Principessa Cristina (Ornella Muti), in visita ufficiale a Roma con la famiglia reale, è insofferente al rigido protocollo di corte e desidera assaporare la libertà della vita comune.
Per un caso fortuito, sale sul autobus guidato da Barnaba Cecchini (Adriano Celentano), autista dell’ATAC dal carattere verace, sfacciato e profondamente romano.
Il colpo di fulmine di Barnaba è immediato, travolgente e, soprattutto, ossessivo. L’autista decide di conquistare la bellissima principessa a ogni costo, trasformando Roma in un campo di battaglia sentimentale.
Il corteggiamento si dipana tra battute fulminanti, una serie di gag che sfruttano al massimo il carisma “molleggiato” del protagonista e una cena di gala in cui Barnaba mette in crisi l’etichetta reale.
Barnaba è l’archetipo del protagonista maschile dei film di Celentano di quegli anni: un uomo orgoglioso della sua estrazione popolare, che non prova alcuna sudditanza psicologica nei confronti dei potenti.
La sua è una prepotenza garbata, un modo per ribadire che la spontaneità e la sincerità dei sentimenti valgono più di qualsiasi titolo nobiliare.
Adriano è all’apice della sua carriera cinematografica: grazie alla gestualità, alle celeberrime pause, allo sguardo fisso e a quell’andatura dinoccolata diventa il personaggio che detta le regole del gioco.
Barnaba insegue, sbeffeggia, sfida e alla fine vince: è la celebrazione del “maschio alfa” italiano, meno aggressivo di quello dei primi film e più sognatore, quasi infantile nella sua tenacia.
Dall’altra parte c’è Ornella Muti, Cristina, che riesce a essere, allo stesso tempo, ieratica e vulnerabile. La Muti è perfetta nel ruolo: la sua bellezza classica, quasi statuaria, fa da contrappunto ad Adriano e la chimica tra i due è talmente elevata che per molti anni si è alimentato il gossip su una loro storia d’amore nella vita reale.
La terza protagonista è Roma.
La capitale filmata con un amore nostalgico, lontana dal caos frenetico di oggi, diventa un set a cielo aperto dove la favola si incastra perfettamente nella quotidianità.
Cosa rende Innamorato pazzo un film ancora godibile dopo oltre quarant’anni? Innanzitutto, la scrittura.
Castellano e Pipolo erano veri maestri: le battute sono incisive, le situazioni comiche sono costruite per non dare tregua e permane quell’innocenza di fondo alla quale non siamo più abituati.
Spoilerando, la fiaba si compie e si compie anche un viaggio negli anni 80, un tempo in cui il mondo sembrava più semplice e Adriano Celentano era, indiscutibilmente, il re della commedia all’italiana.





