di Beatrice Silenzi

Se esiste un suono che è stato capace di unire intere generazioni di italiani davanti al televisore, è senza dubbio la sigla di Casa Vianello.
Non era solo l’inizio di una sitcom; era l’invito a entrare nel salotto di una famiglia che, pur essendo composta da due superstar dello spettacolo, sembrava incredibilmente simile alla nostra.

Con ben 19 stagioni prodotte tra il 1988 e il 2007, Casa Vianello detiene il record di sitcom più longeva della televisione italiana, un monumento alla comicità garbata e all’ironia quotidiana.

Al centro di tutto c’erano loro: Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.
La loro forza risiedeva nel fatto di essere una coppia vera anche nella vita, il che conferiva agli sketch una naturalezza impossibile da replicare.
La dinamica era perfetta: Raimondo, l’eterno sornione, cinico e pigro, sempre pronto a tentare (miseramente) un’avventura galante con la bella vicina di turno; Sandra, la moglie energica, sognatrice e un po’ petulante, costante guardiana delle scappatelle del marito.

Il segreto del successo di Casa Vianello non risiedeva in trame complesse o effetti speciali, ma nella ripetitività rassicurante dei suoi schemi.
Lo spettatore sapeva esattamente cosa aspettarsi: l’equivoco iniziale, il piano goffo di Raimondo per sfuggire alla routine, l’intervento risolutore della Tata e il fallimento finale. Eppure, nonostante la prevedibilità, si rideva ogni volta come se fosse la prima.

Nessun elemento della serie è diventato simbolico quanto la scena finale di ogni episodio.
Sandra e Raimondo a letto: lui intento a leggere la Gazzetta dello Sport, lei impegnata a lamentarsi della monotonia della sua vita quotidiana.
Il movimento ritmico delle gambe di Sandra sotto le coperte e il suo celebre mantra — “Che noia, che barba, che barba, che noia” — sono entrati di diritto nel dizionario dei modi di dire italiani.

Rappresentava la realtà di milioni di coppie: la stanchezza del quotidiano mescolata a un affetto profondo e inscindibile. Raimondo, con il suo distacco aristocratico, fingeva di non ascoltare, ma era proprio in quel battibecco notturno che si sigillava l’amore immenso che legava i due protagonisti.

Casa Vianello ha saputo attraversare due decenni di profondi cambiamenti sociali e televisivi rimanendo fedele a se stessa. In un’epoca in cui la televisione iniziava a rincorrere la volgarità o la provocazione a tutti i costi, Sandra e Raimondo hanno mantenuto una linea di comicità pulita, basata sui tempi comici perfetti, sulla mimica facciale e sull’intelligenza dei dialoghi.

Il cast di supporto è stato altrettanto fondamentale. Come dimenticare la Tata (Giorgia Trasselli), terzo vertice di un triangolo domestico esilarante, confidente di Sandra e bersaglio preferito delle battute pungenti di Raimondo. Ogni personaggio secondario, dalle vicine avvenenti agli amici di Raimondo, serviva a mettere in luce l’assurdità della vita coniugale borghese.

E, a distanza di anni dalla scomparsa dei due protagonisti (avvenuta a pochi mesi di distanza nel 2010, quasi a voler confermare che non potevano stare l’uno senza l’altra), Casa Vianello continua a vivere nelle repliche e nei cuori del pubblico.
La serie ha generato spin-off come Cascina Vianello e I misteri di Cascina Vianello, ma il fascino di quell’appartamento milanese rimane insuperabile.

Casa Vianello oggi non è solo un’operazione nostalgia. È una lezione di scrittura televisiva e di recitazione.
Ci insegna che per far ridere non servono volgarità, ma basta saper osservare le piccole miserie e le grandi tenerezze della vita di coppia.
Sandra e Raimondo ci hanno regalato una risata garantita per vent’anni, dimostrando che, in fondo, anche la noia e la barba possono diventare un capolavoro se condivise con la persona giusta.