Immagina la scena: sei un pacifico insegnante di liceo che cerca di tenere a bada una classe di scapestrati. All’improvviso, degli alieni atterrano nel deserto, ti consegnano un costume rosso fiammante dai poteri soprannaturali e ti dicono: “Ecco, salva il mondo”.
Voi siete pronti, carichi, ma… fate l’errore fatale. Perdete il manuale d’istruzioni.
Ecco dunque il magico mondo dell’imbranato Ralph, il Supermaxieroe (The Greatest American Hero), serie che negli anni ’80 ha comunicato a un’intera generazione che per essere un eroe non servono muscoli d’acciaio o uno sguardo magnetico, ma una buona dose di autoironia e un bel po’ di cuscini per attutire gli atterraggi.
Non c’è la grazia di Superman. Quando Ralph Hanley (interpretato da un riccioluto e azzeccatissimo William Katt) prendeva il volo, sembrava un paracadutista lanciato (senza paracadute!) durante una crisi di nervi.
Senza il manuale, Ralph doveva imparare tutto per tentativi: voleva diventare invisibile? Finiva per sparire solo a metà. Voleva fermare un proiettile? Sperava che il costume facesse il suo dovere.
Questa è stata la vera genialità della serie: trasformare il superpotere in una gag continua.
Ralph, uno di noi.
Un uomo buono, un po’ ingenuo, che cercava di fare la cosa giusta mentre sbatteva regolarmente contro cartelloni pubblicitari e muretti.
Non era solo nel suo caos quotidiano. A fargli da balia c’era l’agente dell’FBI Bill Maxwell (Robert Culp), un uomo tutto d’un pezzo, con la faccia di chi ha visto troppe cose e poca pazienza per i dilettanti.
Il contrasto tra il rigore di Bill e l’idealismo di Ralph creava gag irresistibili.
E poi c’era Pam Davidson (Connie Sellecca), la fidanzata avvocato di Ralph, che portava quel tocco di buonsenso necessario a evitare che i due finissero in prigione (o all’ospedale) ogni cinque minuti.
Inizialmente il protagonista avrebbe dovuto chiamarsi Ralph Hinkley, tuttavia, nel 1981, un uomo di nome John Hinckley Jr. tentò di assassinare il presidente Ronald Reagan e, per evitare polemiche o associazioni spiacevoli, i produttori cambiarono frettolosamente il cognome in Hanley, modificando persino il doppiaggio originale dove possibile.
La canzone della sigla, “Believe It or Not”, cantata da Joey Scarbury, divenne un successo clamoroso, arrivando al secondo posto della classifica Billboard Hot 100 nel 1981.
È ancora oggi una delle sigle più amate della storia della TV (ed è stata persino parodiata in Seinfeld!).
Il logo sul petto di Ralph non ha un significato specifico. I designer volevano qualcosa che non somigliasse alla “S” di Superman né ad altri simboli noti. Il risultato? Una sorta di “quadro” stilizzato che molti fan hanno interpretato nei modi più assurdi, ma che in realtà era solo… design astratto!
Pochi sanno che nel 1986 fu girato l’episodio pilota per uno spin-off intitolato The Greatest American Heroine.
Ralph passava il costume a una giovane donna (Holly Hathaway) perché la sua identità era stata svelata.
La serie però non venne mai prodotta e il pilota fu riadattato come episodio finale della serie originale per la syndication.
Infine, William Katt ha ammesso più volte di aver odiato indossare quella tutina di poliestere rossa. Diceva che lo faceva sentire ridicolo e che era terribilmente calda sotto le luci del set.
Ma ehi, è il prezzo da pagare per la gloria!





