Gli anni Settanta e Ottanta sono fondamentali per Adriano Celentano che diventa figura quasi paradigmatica nella cultura italiana: cantante, interprete, autore, attore e, soprattutto, costruttore dell’immaginario che riesce a intercettare e spesso anticipare lo spirito del tempo, muovendosi con disinvoltura tra musica, televisione e cinema.
Gli anni Settanta rappresentano per l’artista una fase di radicale sperimentazione: abbandona progressivamente la dimensione tradizionale del rock’n’roll degli esordi per esplorare spazi ibridi e spiazzanti.
Il caso più emblematico è Prisencolinensinainciusol (1972), brano che rompe ogni schema linguistico e musicale: un inglese maccheronico, volutamente incomprensibile, che diventa riflessione implicita sul dominio culturale angloamericano e sulla perdita di autenticità comunicativa.
La tensione sperimentale si inserisce in un contesto italiano segnato da profondi conflitti: anni di piombo, crisi delle ideologie, ma Celentano, pur non essendo mai esplicitamente politico in senso militante, riesce a tradurre le inquietudini in forme artistiche.
Brani come Svalutation (1976) raccontano, con tono ironico e dissacrante, la crisi economica e la svalutazione non solo monetaria ma anche simbolica della società italiana.
Poi si rafforza la sua presenza cinematografica, con film che mescolano commedia, satira e costume e che contribuiscono a costruire un personaggio riconoscibile.
Con l’ingresso negli anni Ottanta, Celentano compie una svolta: la televisione commerciale si afferma, il pubblico si amplia e si diversifica, la musica pop assume una dimensione sempre più industriale.
Lui risponde a tutto questo consolidando la propria capacità comunicativa e semplificando, in apparenza, il linguaggio musicale. Azzurro, Il tempo se ne va (1980) e Soli (1979, riportano la melodia al centro, sostenuta da arrangiamenti più lineari ma estremamente efficaci.
Ma è soprattutto la televisione a consacrarlo definitivamente come fenomeno culturale.
Fantastico , programma nel palinsesto della RAI, trasforma le sue apparizioni in veri e propri eventi mediatici.
Non si limita a cantare: parla, provoca, ironizza, rompe il ritmo televisivo tradizionale con pause, silenzi, monologhi apparentemente disarticolati ma carichi di tensione comunicativa.
La sua capacità di “stare nel mezzo” diventa il suo marchio distintivo.
Adriano costruisce una forma di comunicazione che sfida le regole stesse della Tv, anticipando modi e mode espressive che diventeranno centrali nei decenni successivi.
Parlare di Celentano significa confrontarsi con una figura difficilmente classificabile: non è un cantautore nel senso tradizionale, né un semplice entertainer, è piuttosto, un mediatore culturale che non rinuncia mai a un margine di ambiguità che alimenta il dibattito.
Può essere al tempo stesso popolare e divisivo, semplice e criptico, ironico e profondamente serio ed ha contribuito a ridefinire il rapporto tra artista e pubblico, tra musica e altri media, anticipando una concezione “multimediale” dell’intrattenimento.





