Gli INXS in pochi anni sono riusciti a fondere con convinzione la spigolosità della new wave, il calore del funk e l’energia del pop elettronico.
Nati a Sydney alla fine degli anni Settanta, il gruppo australiano ha scalato le classifiche mondiali e creato un’estetica che è diventata il simbolo di un’epoca.
Al centro di questo fenomeno c’era un’alchimia rara tra sei musicisti straordinari e un frontman, Michael Hutchence, capace di incarnare l’essenza stessa della rockstar moderna.
La loro storia inizia nel 1977, quando i tre fratelli Farriss — Andrew (tastiere), Tim (chitarra) e Jon (batteria) — si uniscono all’amico di scuola Michael Hutchence, il sassofonista e chitarrista Kirk Pengilly e il bassista Garry Gary Beers.
Inizialmente battezzati “The Farriss Brothers”, il gruppo affina il proprio sound nei pub australiani, un terreno di prova capace di forgiare la loro resistenza e precisione tecnica.
Nel 1980, con il cambio di nome in INXS (gioco di parole per “in excess”), pubblicano l’album di debutto.
Ma è solo nel 1984 che il mondo si accorge di loro. Con la produzione di Nile Rodgers, il singolo Original Sin diventa una hit internazionale, mescolando messaggi di unità sociale con un ritmo funk irresistibile.
L’inizio di un’ascesa inarrestabile.
Se con Listen Like Thieves (1985) la band consolida la propria fama, è Kick del 1987 a proiettarli nell’Olimpo della musica ed, ancora oggi, è considerato un disco perfetto. Brani come Need You Tonight, New Sensation, Devil Inside e la struggente ballata Never Tear Us Apart dominano le radio e MTV.
Il successo dell’album risiede nella sua capacità di essere trasversale: abbastanza rock per le arene, abbastanza funk per le discoteche, abbastanza melodico per il pubblico pop.
Michael Hutchence, con il suo carisma ferino e la sua voce vellutata, diventa un sex symbol, spesso paragonato a Jim Morrison per la sua presenza scenica magnetica.
Dopo il trionfo mondiale di X (1990), trascinato dal singolo Suicide Blonde, la band decide di esplorare territori diversi. Nel 1991, il concerto “Live Baby Live” allo stadio di Wembley, davanti a 74 mila spettatori, li consacra, ma con l’arrivo del grunge e di nuovi suoni scelgono di non rincorrere le mode.
L’album Welcome to Wherever You Are (1992) mostra infatti un lato più sperimentale, influenzato dai suoni di Achtung Baby degli U2 ma, nonostante il plauso della critica, le vendite iniziano a subire una flessione rispetto ai picchi degli anni Ottanta.
La band continua a produrre musica di qualità con Full Moon, Dirty Hearts (1993), collaborando con artisti del calibro di Ray Charles, ma l’industria musicale sta cambiando rapidamente.
Il 1997, l’anno del grande ritorno con l’album Elegantly Wasted, segna invece l’inizio della fine. Il 22 novembre Michael Hutchence decide di togliersi la vita in una stanza d’albergo a Sydney e la sua scomparsa, a soli 37 anni, sciocca il mondo della musica, lasciando i restanti cinque in uno stato di paralisi emotiva.
Senza Hutchence, gli INXS perdono non solo il loro leader e cantante, ma il baricentro spirituale.
Negli anni successivi, il gruppo tenta coraggiosamente di andare avanti, si esibiscono con ospiti illustri come Terence Trent D’Arby e Jimmy Barnes, e nel 2005 cercano anche un nuovo cantante attraverso il reality show Rock Star: INXS, che porta all’ingaggio di J.D. Fortune.
Nel 2012, l’attività della band si conclude e oggi, a distanza di decenni, la loro influenza è più viva che mai.
Artisti come The Killers, Panic! At The Disco e Dua Lipa citano il sound della band.





